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Il ferro: perché integrarlo durante la gravidanza

Il ferro è un oligoelemento essenziale per il benessere fisico, specie per la donna. Infatti, già dall’inizio dell’età fertile, le donne dovrebbero preoccuparsi di avere un’alimentazione che sopperisca al bisogno di ferro, per avere così una “riserva” che tornerà utile in caso di gravidanza.

Il ferro serve per il corretto sviluppo dell’embrione prima, e del feto poi, ed è anche fondamentale per il parto, in quanto un corretto livello di ferro scongiura il rischio di anemia nel momento in cui le perdite ematiche dovute al parto diventino importanti.

Un altro motivo per cui bisogna integrare il ferro è l’allattamento; la puerpera infatti, passa tramite il latte i nutrienti essenziali, ed è importante che le sue riserve di ferro siano adeguate, per far fronte all’indebolimento dovuto al parto e all’allattamento stesso.

Qual è la soluzione alla carenza di ferro?

Prima di tutto occorre iniziare una dieta che preveda il consumo di alimenti ricchi di ferro e di sostanze che ne consentano il corretto assorbimento nell’organismo.

Alcuni cibi sono noti per la ricchezza di questo nutriente, come ad esempio gli spinaci. Tuttavia, nonostante la grande quantità di ferro che contengono, possiedono anche alcune sostanze che ne limitano fortemente l’assorbimento.

Gli alimenti da prediligere per chi ha una carenza parziale sono: il fegato di bovino o frattaglie, cozze, ostriche, carne di cavallo, uova, spigole, legumi, frutta secca e cioccolato fondente.

Per ottimizzare l’assunzione, invece, i medici consigliano la vitamina C: succo d’arancia, kiwi, pomodori, verdura a foglia verde; sconsigliati il tè e il caffè, in quanto “ostacolano” l’assorbimento del ferro.

Qual è la dose di ferro consigliata?

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la quantità di ferro da assumere giornalmente varia dai 60mg ai 120mg, in base alla gravità dell’anemia.

Gli integratori: le modalità di assunzione

Il metodo prediletto dalla gran parte delle donne in gravidanza che assumono un integratore di ferro è quello a lento rilascio, che permette appunto il rilascio graduale durante il transito intestinale. In questo modo si migliora sia l’assorbimento sia la tollerabilità del prodotto.

L’assunzione di integratori può essere ostacolata da alcuni effetti collaterali, come la costipazione o i dolori addominali.

Questi sintomi possono essere facilmente attenuati introducendo il ferro in bassi dosaggi da aumentare progressivamente fino a raggiungere la quantità desiderata, e frammentando poi il dosaggio in più assunzioni quotidiane.

Quanto deve durare l’integrazione di ferro mediante preparati appositi?

Mediamente, dopo le prime 4 settimane inizia ad aumentare l’emoglobina, mentre il recupero della condizione anemica avviene dopo circa due mesi.

L’assunzione di integratori di ferro dovrà poi continuare per circa tre mesi, come consigliato dall’OMS.

Spesso, si tende ad interrompere l’integrazione dopo il miglioramento dell’emoglobina, soprattutto se ciò avviene in concomitanza con gli effetti collaterali sopracitati.

Per questo è importante tenere conto della tollerabilità del prodotto che si sta assumendo e della durata della terapia, per ripristinare le riserve di ferro necessarie.

FONTE: AOGOI