Tiroide e gravidanza

La tiroide è una ghiandola endocrina situata nella parte anteriore del collo. È in grado di produrre ormoni che svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo del feto e nel controllo del metabolismo della madre.

È necessario un adeguato apporto di iodio con la dieta perché si possano sintetizzare gli ormoni tiroidei: T3 o triiodotironina, T4 o tetraiodotironina o tiroxina. Questo apporto è stimato tra 150 e 200 mcg (la millesima parte di un milligrammo) al giorno. Durante la gravidanza e l'allattamento il fabbisogno di iodio aumenta perché la mamma deve assicurare un corretto apporto di iodio anche al proprio bambino.

Durante l’età riproduttiva, è abbastanza frequente riscontrare problemi tiroidei, e accade non infrequentemente, che una donna intraprenda una gravidanza con alterazioni della funzionalità tiroidea senza nemmeno esserne a conoscenza.

In gravidanza un malfunzionamento della tiroide può influenzare la salute del futuro bebè. Ad esempio, un deficit di ormoni tiroidei (ipotiroidismo) può provocare danni allo sviluppo cerebrale e psicomotorio mentre un eccesso degli stessi ormoni (ipertiroidismo) può portare ad aborto, nascite premature e malformazioni congenite.

A maggio di quest’anno, durante la Giornata Mondiale della Tiroide, si è affermato con forza che la prevenzione e lo screening precoce della funzione tiroidea in gravidanza sono molto importanti.
In questo evento, il professor Alfredo Pontecorvi, direttore dell'Unità Operativa di Endocrinologia del Policlinico Gemelli ha affermato che “la prevenzione è fondamentale dato che, durante la gravidanza, aumenta la funzione tiroidea e quindi la necessità di assumere lo iodio come ingrediente nutritivo – ne serve il doppio rispetto alla norma, quindi circa 100 microgrammi in più - perché la tiroide funzioni al meglio”. A questo scopo per limitare l’uso di sale in gravidanza sono raccomandati integratori alimentari contenenti la quantità giusta di iodio.

Anche l’Endocrine Society statunitense ha recentemente aggiornato le linee-guida per gestire al meglio le eventuali malattie della tiroide durante la gravidanza, dando indicazioni pratiche su che cosa fare e quando. Eccone alcune.

Fare i controlli quando è necessario
Non c'è necessità di un controllo a tappeto prima della gravidanza nelle donne sane, senza sintomi specifici. Invece, è bene fare i controlli per le donne che sono a rischio di malattie della tiroide e cioè: hanno più di 30 anni, una storia di aborti ripetuti o problemi di fertilità, una familiarità per diabete mellito, soffrono di malattie autoimmuni o vivono in una zona dove è probabile un deficit di iodio.
I controlli vanno effettuati prima del concepimento, e durante tutto l’arco della gestazione, dall’inizio alla fine della gravidanza. È fondamentale quindi una stretta collaborazione tra ginecologo ed endocrinologo.

La Diagnosi Preconcezionale è fondamentale
Proprio nelle prime settimane di gestazione è importante avere una condizione di normale apporto degli ormoni tiroidei, che arrivano all’embrione esclusivamente dalla mamma e sono determinanti per lo sviluppo delle strutture cerebrali fetali responsabili dell’attenzione, della memoria e della capacità motoria. Se c’è una condizione di ipotiroidismo nelle prime fasi della gravidanza, queste strutture cerebrali potrebbero venire irrimediabilmente danneggiate, quindi la diagnosi precoce e il trattamento tempestivo iniziato già in epoca preconcezionale sono importanti.

Riconoscere i sintomi e i segnali sospetti
A volte i segni di iper e ipotiroidismo sono molto diversi e difficili da ricondurre alla tiroide: vanno infatti dalla tachicardia alle gambe gonfie, dall'aumento dell'appetito a una maggiore intolleranza al caldo o al freddo, fino all'astenia e alle difficoltà di concentrazione. Così, in caso di dubbi per la presenza di sintomi sospetti, è sicuramente opportuno fare un controllo e misurare il grado di attività della ghiandola.

Assumere la giusta quantità di iodio
Per garantire una corretta funzionalità della tiroide gli esperti raccomandano a tutte le donne di introdurre 150-200 mcg di iodio al giorno sotto forma di sale iodato o assieme ad altri eventuali complessi vitaminici, possibilmente iniziando già prima del concepimento; inoltre, durante il periodo dell'allattamento è importante garantire un apporto di circa 250 mcg di iodio al giorno, così che anche il bambino riceva attraverso il latte un centinaio di microgrammi al giorno di questo elemento.

Noduli in gravidanza
Se in gravidanza si scoprono noduli alla tiroide occorre esaminarli: si può aspettare a dopo il parto solo se la scoperta avviene nelle ultime sei settimane.

No allo iodio radioattivo…
…nelle donne in gravidanza o che allattano. Chi si sottopone a questa terapia per un tumore alla tiroide deve aspettare dai sei ai dodici mesi prima di concepire un bimbo.
 

FONTE:
CORRIERE SALUTE
HUMANITAS SALUTE
AZIENDA OSPEDALIERA UNIVERSITARIA PISANA
MEDICITALIA.it