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Partorire in acqua: i pro e i contro

Sono passati più di 30 anni da quando per la prima volta Michel Odent condusse in Francia il primo parto in acqua testimoniato in un celebre articolo pubblicato sul Lancet nel 1983. Eppure, ancora dopo tanti anni, il parto in acqua rappresenta un argomento aperto ed un motivo di discussione.

Una recente Review della Cochrane del 2004 ha analizzato gli studi pubblicati negli ultimi trent’anni per valutare potenziali benefici ed effetti collaterali relativi all’utilizzo del parto in acqua.

Molte ricerche europee hanno dimostrato che i tassi di mortalità perinatale di parto convenzionale e parto in acqua sono molto simili. Un gran numero di ostetriche, centri di nascita e ginecologi affermano che l’acqua riduce lo stress dato dal travaglio e può ridurre le complicazioni fetali.

Ma quali sono tutti i benefici del parto in acqua?

Per quanto riguarda la donna, i risultati degli studi hanno evidenziato che partorire in acqua comporta un maggiore rilassamento, un tempo di travaglio più corto e la ridotta richiesta di anestesia/analgesia epidurale e spinale, rispetto al parto in maniera convenzionale.

In primis, l’acqua calda aiuta a rilassarsi e il galleggiamento riduce il peso corporeo, permettendo più libertà di movimento e posizioni più comode. Galleggiare favorisce le contrazioni uterine, la produzione di ossitocina e migliora la circolazione sanguigna, quindi più ossigeno nei muscoli e meno dolore.
Inoltre, l’immersione abbassa la pressione arteriosa e ridimensiona l’ansia e lo stress, in quanto viene stimolato il rilascio di endorfine, gli inibitori naturali del dolore.

La percentuale di donne che hanno bisogno di episiotomia e punti è minore per le partorienti in acqua: questo perché il liquido rende la pelle più elastica e rilassata, riducendo la gravità della lacerazione.

Ultimo, ma non meno importante, l’acqua fornisce un maggior senso di intimità, riduce le inibizioni e le paure favorendo il senso di controllo della donna sul proprio corpo.

Per quanto riguarda il bambino, l’acqua calda rappresenta un ambiente del tutto simile al sacco amniotico, quindi riduce lo stress della nascita, che è un vero e proprio trauma. Il bambino è così rassicurato e rilassato.

Ma ci sono dei rischi?

Sono stati ipotizzati diversi effetti negativi di questa modalità di parto, riassunti essenzialmente in un aumentato rischio di infezioni materne e neonatali. Tuttavia, le ultime ricerche internazionali hanno escluso i rischi igienici di infezione se ci si attiene rigorosamente al protocollo.

Un altro rischio sarebbe la possibilità per il bambino di inalare l’acqua; anche se questo è un evento rarissimo, in quanto il riflesso apneico è perfettamente funzionante e il feto continua a ricevere l’aria dal cordone ombelicale finché questo non viene tagliato. In ogni caso, l'ostetrica non lascia mai il piccolo sott'acqua ma lo porta in superficie detergendone il viso.

Infine, il Royal College of Obstetrician and Gynecologist ha mostrato un ipotetico pericolo di embolia, che si verificherebbe quando l’acqua entra nella circolazione sanguigna (della madre in questo caso).

Esistono però alcune situazioni in cui è sconsigliato partorire in acqua.

La gestosi, l'ipertensione arteriosa e le sofferenze fetali sono attualmente delle controindicazioni all'uso della vasca. Inoltre, il parto in acqua è sconsigliato anche se si è affette da Herpes, se il bambino è podalico, se il parto è multiplo o prematuro, cioè tutti i casi in cui serve un eventuale prontezza di intervento e l’acqua potrebbe rallentare il procedimento.
Inoltre, se si ha una tossiemia o una preeclampsia si dovrebbe prestare maggior attenzione e discutere a fondo dei rischi con il proprio medico.

Per quanto riguarda le vasche idromassaggio, il rischio dipende dalla temperatura: se l’acqua è troppo calda, la disidratazione diventa un pericolo per la madre e il bambino. Per questo le piscine parto sono da preferire in quanto specificamente progettate per evitare questi problemi.

Come avviene il parto in acqua?

I metodi per partorire in acqua sono due e in entrambi i casi devono essere messi in pratica sotto stretto controllo di personale qualificato in grado di fornire tutta l’assistenza necessaria.

Nel primo caso si sceglie di trascorrere il periodo del travaglio in una vasca d’acqua calda per uscirne al momento del parto, che dunque avviene fuori, mentre nel secondo caso travaglio e parto avvengono dentro la vasca.
In genere la donna s immerge a travaglio iniziato quando la dilatazione raggiunge i 3 cm, ma nessuno le vieta di farlo anche prima. La temperatura calda e rilassante dell’acqua le permette di avvertire meno dolore durante le contrazioni che si susseguiranno.

Il ritmo cardiaco del feto viene comunque monitorato anche se la mamma è immersa nella vasca.
Dopo l’’espulsione il bambino viene dato in braccio alla mamma ancora con il cordone ombelicale attaccato, perché il passaggio dal sacco amniotico all’esterno sia vissuto in maniera graduale.

Le vasche per il parto devono essere sufficientemente larghe per permettere alla neomamma di muoversi liberamente. L’acqua deve mantenere la stessa temperatura per tutta la durata del travaglio e del parto. Inoltre è necessario un continuo ricambio di acqua per garantire sempre la perfetta pulizia della stessa.
 

FONTE:
- Cluett E R, Nikodem VC, McCandlish RE, Burns EE, “Immersion in water in pregnancy, labour and birth”, The Cochrane Database of Systematic Reviews 2004.
- American Pregnancy Association “Maternal and perinatal outcomes amongst low risk women giving birth in water compared to six birth positions on land. A descriptive cross sectional study in a birth centre over 12 years”.(School of Nursing and Midwifery, University of Western Sidney).
- Medicitalia.it “Il parto in acqua: benefici e rischi”, Dr. L. Giacchetti