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Il mio gatto: come conciliare gravidanza e animali domestici

Spesso ci si chiede se quando si aspetta un bambino sia salutare tenere in casa un gatto, sia per un possibile contagio di malattie, sia per il comportamento che il micio potrebbe avere nei confronti del bimbo appena nato. 

La prima e più diffusa paura è quella di contrarre la toxoplasmosi. Questa malattia è causata da un microrganismo che, sia nei gatti che negli esseri umani si manifesta con un decorso innocuo e asintomatico, ma se contratta dalla donna durante la gravidanza può avere ripercussioni anche gravi sul feto, come aborto spontaneo e danni al sistema nervoso centrale.

Durante la gravidanza è bene fare l’esame della toxoplasmosi da subito, così da capire se si è già stati infettati o meno. Nel caso in cui sia già stata presa il problema non sussisterebbe, in quanto l’organismo avrebbe già provveduto a creare gli anticorpi necessari. 

È opinione comune che la toxoplasmosi sia una malattia di cui i gatti sono i principali portatori. Effettivamente, il gatto rappresenta l’ospite definitivo dei parassiti, che infestano l’animale che a sua volta potrebbe, tramite le feci, diffondere questi parassiti nell’ambiente in cui vive. 

I gatti contraggono i parassiti ingerendo carne cruda di altri animali, per espellere poi le “uova”. 

Per infettarsi a sua volta, l’uomo dovrebbe ingerire o le uova eliminate dal gatto (tramite contaminazione delle mani, ad esempio mentre pulisce la sabbia della cuccia), oppure vegetali e carne cruda contenenti il parassita. In caso di gatti “da appartamento”, la cui unica fonte di nutrimento è rappresentata da cibi confezionati o comunque ben cotti, il rischio è pressoché nullo. 

Nel caso di gatti che potrebbero prendere la toxoplasmosi, il consiglio generale è quello di non avvicinarsi alle feci dell’animale. Inoltre un gatto contrae la malattia una sola volta nella vita ed espelle le uova solo per 10-15 giorni, quindi la possibilità che ci sia una concomitanza è davvero molto bassa. 

Per quanto riguarda la convivenza micio – neonato, il problema si può affrontare prendendo dei piccoli accorgimenti atti ad abituare l’animale alla presenza del bambino, come ad esempio fargli prendere familiarità olfattiva con alcuni oggetti del bambino, o evitare di reagire bruscamente se gli si avvicina troppo. 

Ovviamente tutte le interazioni trai due dovrebbero essere sorvegliate, ma diversi studi mostrano come i gatti possano essere una presenza piacevole anche durante la gravidanza. È stato mostrato ad esempio, che più di un bimbo agitato nella pancia della madre è stato calmato da un gatto che faceva le fusa. 

 

FONTI: Medicitalia, FarmacoECura