Dieta vegetariana o vegana durante la gravidanza

Gravidanza e allattamento sono periodi critici per quanto riguarda l’alimentazione, proprio perché la dieta materna si riflette sulla salute e sul benessere del bambino.

Per questo, i medici concordano sull’importanza di raggiungere uno stato nutrizionale ottimale prima, durante e dopo la gravidanza. Infatti le gestanti dovrebbero tenere uno stile nutrizionale vario e rapportato alle esigenze secondo quanto definito dalle Linee Dietetiche nazionali e internazionali (LARN e RDA).

Inoltre si deve necessariamente tener conto dell’aumento del fabbisogno energetico durante la gravidanza, di circa 300-400kcal al giorno, mentre nel periodo dell’allattamento si raggiungono le 500kcal giornaliere in più.

Per raggiungere il fabbisogno calorico è sufficiente aumentare la quantità di cibo; alcuni nutrienti però potrebbero non essere integrati totalmente con la dieta. A quel punto si consiglia la supplementazione tramite integratori.

I principali nutrienti a cui una madre vegetariana o vegana deve necessariamente prestare attenzione sono:

L’acido folico: si trova in vegetali a foglia larga, agrumi e pane integrale. Per prevenire i difetti del tubo neurale (spesso associati a una carenza di folati) la gestante può assumere alimenti arricchiti o supplementi dietetici.

Il ferro: è l’elemento più discusso in quanto un’alimentazione vegetariana o vegana esclude la fonte principale di ferro altamente assorbibile: la carne.
Si consiglia un apporto di 30mg di ferro durante la gestazione e un’integrazione dell’assunzione (di circa 10-15mg al giorno) andrebbe consigliata già dalla prima visita ginecologica dopo il concepimento.
Inoltre, è consigliata la contemporanea assunzione di alimenti ricchi di Vitamina C e acido citrico in quanto favoriscono il rapido assorbimento del ferro.
L’apporto di ferro nei vegetariani deve essere controllato in base al tipo di dieta seguita (comprendente o meno uova e latte) ma, normalmente, una dieta vegetariana variata e controllata può essere, per quanto riguarda il ferro, equivalente ad una alimentazione onnivora.
In ogni caso, se la donna in gravidanza si attiene ad una dieta vegetariana o vegana va sempre accertato il livello di ferro tramite esami del sangue. Questo perché, nello specifico le donne vegane, spesso hanno deficit di altri nutrienti quali zinco, vitamina D e soprattutto vitamina B12.

Il calcio: grazie all’aumentata efficienza nell’assorbimento del calcio durante la gravidanza e l’allattamento, l’apporto di calcio non si discosta molto da quello delle donne coetanee in normali condizioni.
Vista però la necessità di trasferire calcio al feto, sia durante la gravidanza che con il latte durante l’allattamento, è bene suggerire alla donna un aumento di assunzione attraverso prodotti lattiero caseari o con l’uso di integratori.
Ci sono inoltre evidenze che indicano come un’integrazione di calcio e vitamina D possa essere
particolarmente utile in caso di dieta vegana che ne esclude le fonti principali.

Vitamina B12: l’apporto di questa vitamina è critico per le donne che seguono una dieta vegana.
La vitamina B12 in natura è sintetizzata da batteri, funghi e alghe.
Si trova in quantità molto piccole negli alimenti di origine animale (soprattutto nel fegato), mentre è completamente assente in quelli di origine vegetale.
Il fabbisogno giornaliero in accordo con le LARN e RDA è di 1µgg/die; in gravidanza e in allattamento cresce dal 20% al 50%.
In caso di dieta vegetariana e soprattutto vegana si deve consigliare il consumo di integratori di vitamina B12.

Omega-3: è stato evidenziato che i bambini nati da madri vegane hanno un livello di omega-3 inferiore a quello dei figli di madri onnivore.
Alla luce delle evidenze scientifiche, secondo cui gli omega-3 sarebbero coinvolti nella maturazione cerebrale ed oculare, una integrazione in questa categoria di donne è senz’altro consigliata.
L’uso di microalghe potrebbe costituire una fonte possibile; va però ricordato che se le alghe sono di origine marina potrebbero contenere eccessivi livelli di iodio.

Fonte: Ministero della Salute