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01/02/2011 - Amniocentesi? Solo se necessaria!

Nuove linee guida sottolineano i troppi pericoli dell’esame e consigliano di effettuarlo solo dopo che i test combinati della translucenza nucale e gli esami del sangue hanno dato esito positivo.

Lo screening per la sindrome di Down, rischio più frequente nelle gravidanze fisiologiche, non può essere indistintamente affidato all’amniocentesi e alla villocentesi.

Secondo le nuove linee guida sulla gravidanza fisiologica - redatte da un gruppo multidisciplinare di professionisti coordinati dall'Istituto Superiore di Sanita' (ISS) e dal Centro per la Valutazione dell'Efficacia dell'Assistenza Sanitaria (Ceveas) su mandato del Ministero della Salute - amniocentesi e villocentesi non devono essere offerti a tutte le gestanti con più di 35 anni, ma solo alle donne di tutte le età che siano risultate positive al test combinato di screening per la sindrome di Down.

Si tratta di un test combinato, che va eseguito tra la 11/a e 13/a settimana, che valuta età materna, translucenza nucale e alcuni valori nel sangue, come la frazione beta libera di hCg e della proteina plasmatica A associata alla gravidanza.

Secondo i fautori delle linee guida nel nostro Paese la gravidanza è eccessivamente medicalizzata. Lo dimostrano i dati dell'ultimo rapporto del Cedap (Certificato di assistenza al parto) riferiti al 2007: in oltre l'84% delle gravidanze il numero di visite ostetriche effettuate è superiore a 4 mentre per ogni parto si fa una media di 5,1 ecografie. Le amniocentesi effettuate sono state il 15,4%, e diventano il 43% nelle madri con più di 40 anni.

Attualmente l'amniocentesi e la villocentesi sono a carico del SSN per le donne dai 35 anni in su e sono gli esami che consentono con certezza di diagnosticare un feto affetto da sindrome di Down.

Nel caso vi siano altre anomalie nel feto, si esce dalla gravidanza fisiologica, e quindi le raccomandazioni sono diverse. Quello stabilito in queste linee guida riguarda la gravidanza non a rischio.

(Fonte: Ansa)