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Gravidanza a rischio e il congedo di “maternità anticipata”

Chi può richiedere il congedo di maternità anticipata per gravidanza a rischio?

In taluni casi previsti dalla legge la dipendente può astenersi dal lavoro per maternità anticipata fino all'inizio del congedo obbligatorio. Tale possibilità è contemplata nel caso il medico accerti la presenza di rischi che riguardano la salute sia della madre che del nascituro. In questo caso la madre può anticipare la maternità e astenersi dal lavoro durante i primi mesi di gravidanza e dunque prima dei normali termini della astensione per maternità obbligatoria previsti per legge, ovvero prima di aver raggiunto l’8° o il 9° mese di gravidanza. Possono richiedere la maternità anticipata tutte le lavoratrici dipendenti o autonome e la normativa di riferimento è il decreto legislativo 151/2001, ovvero il Testo Unico sulla maternità e sulla paternità. In caso di maternità anticipata l’Inps riconosce il diritto a stare a riposo e percepire la stessa indennità riconosciuta per il periodo di congedo di maternità.

Chi dispone la maternità anticipata?

Nella maggior parte dei casi è la ASL che accerta una situazione di gravidanza a rischio. Ma è anche il Distretto territoriale del lavoro (DTL) a disporla quando sono presenti particolari condizioni dell’ambiente lavorativo o quando le caratteristiche dell’attività di lavoro svolta possono compromettere le condizioni della futura madre. In mancanza del provvedimento da parte dell’ASL o del DTL l’azienda non può disporre unilateralmente l’interdizione dal lavoro.

Quando si può richiedere la maternità anticipata?

  • Per complicazioni dovute alla gravidanza o a forme patologiche persistenti che possono aggravare e mettere a rischio la gravidanza stessa.
  • Condizioni di lavoro che possono incidere negativamente sulla salute della donna o del bambino.
  • Attività lavorative che possono esporre la lavoratrice a rischi per la salute e la sicurezza, dove la donna non possa essere assegnata ad altra mansione.

In caso di lavori pericolosi la maternità può essere anche allungata fino a sette mesi dopo il parto. L’elenco dei lavori pericolosi, faticosi ed insalubri è contenuto nell’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 25 novembre 1976, n. 1026, allegato del Testo Unico sulla maternità (D.lgs. 151/2001), soggetto ad aggiornamenti.

Come si presenta la domanda?

La conditio sine qua non è la presentazione di un certificato medico che certifichi la gravidanza a rischio. I documenti per richiedere la maternità anticipata sono:

  • certificato di gravidanza;
  • documentazione medica rilasciata dal ginecologo che attesta la gravidanza a rischio;
  • documento di identità.

La fotocopia della domanda di maternità anticipata dovrà essere consegnata dalla lavoratrice anche al datore di lavoro. Nei casi di gravi complicazioni della gestazione o persistenti forme morbose è la lavoratrice stessa ad inoltrare apposita domanda all’ASL; in questo caso dovrà allegare il certificato medico di gravidanza da cui emergono le sue condizioni di salute. In generale l’ASL ha sette giorni di tempo dalla presentazione della domanda per pronunciarsi in merito. Passato questo periodo vale il silenzio assenso. In caso di rifiuto, è necessario comunicarne i motivi alla lavoratrice. Quest’ultima entro i dieci giorni successivi può presentare ulteriori documenti e osservazioni. Al contrario, quando sono presenti condizioni di lavoro o ambientali pregiudizievoli ovvero la lavoratrice svolge un’attività pericolosa o insalubre, la maternità anticipata può essere richiesta dalla lavoratrice, dall’azienda o direttamente dal DTL. Entro 7 giorni dal giorno successivo alla presentazione della documentazione il DTL dovrà emettere provvedimento a favore della richiesta di maternità anticipata. Quando sono la dipendente o l’azienda a chiedere l’interdizione dal lavoro è necessario presentare al DTL una dichiarazione del datore di lavoro. Nel documento dovrà risultare l’impossibilità di adibire la lavoratrice ad altre mansioni. Una volta acquisita la domanda, il DTL può effettuare le opportune verifiche e delegare all’ASL gli accertamenti sanitari.

Quando inizia il congedo?

Se è l’ASL a predisporre la maternità anticipata, questa partirà dalla data di inizio dell’astensione dal lavoro. La data sarà decisa prendendo in considerazione il Libro unico del lavoro e il certificato medico rilasciato alla dipendente. L’assenza non può quindi decorrere da una data antecedente rispetto a quella di rilascio del certificato dell’ASL. Al contrario, quando è il DTL a disporre la maternità anticipata, questa inizia dalla data del relativo provvedimento. Tuttavia, possono esserci casi in cui l’astensione dal lavoro è immediata. Con la maternità anticipata la donna in gravidanza non è soggetta a visita fiscale ed è quindi libera di uscire ad ogni ora e per tutto il periodo della gravidanza; alla metà del 7° mese sarà però necessario inviare domanda di congedo di maternità obbligatorio.

A quanto ammonta per l’indennità di maternità anticipata?

Nei periodi di astensione obbligatoria, anticipata e posticipata, spetta al dipendente un’indennità a carico dell’INPS a copertura dei periodi di assenza. Per le lavoratrici dipendenti l’indennità è anticipata dal datore di lavoro in busta paga mentre per le lavoratrici autonome è la gestione separata Inps a provvedere al pagamento dello stipendio in caso di maternità anticipata. L’indennità è pari all’80% della “Retribuzione media globale giornaliera” (o RMG) moltiplicata per il numero delle giornate indennizzabili comprese nel periodo di assenza. Sono coperte da indennità tutte le giornate ad esclusione di:

  • Festività e domeniche (per gli operai);
  • Festività cadenti di domenica (per gli impiegati).
  • I CCNL possono prevedere l’obbligo per l’azienda di integrare le somme a carico dell’INPS fino a raggiungere il 100% della retribuzione.