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In Italia gli uomini che scelgono di restare a casa per badare ai figli sono ancora "mosche bianche".

Secondo l’Ispettorato nazionale del lavoro, le dimissioni volontarie in caso di genitori con figli fino a 3 anni sono state 37.738, di cui 29.738 sono donne.
I motivi?
Quelli di sempre: costi elevati per asili nido, stipendi insufficienti e nonni, spesso che ancora lavorano e che dunque non possono badare ai nipoti.

Congedo di paternità

In questo articolo vogliamo approfondire alcune informazioni in merito al diritto del papà sia di usufruire del congedo obbligatorio e facoltativo previsto per legge in caso di nascita o adozione, così come la possibilità di usufruire del vero e proprio congedo di paternità in alternativa alla mamma.

Sul portale dell’INPS trovate tutte le informazioni dettagliate in merito, intanto sappiate che:

  • Il congedo obbligatorio e il congedo facoltativo di paternità sono fruibili dal padre lavoratore dipendente anche adottivo e affidatario, entro e non oltre il quinto mese di vita del figlio o dall’ingresso in famiglia in caso di affidamenti o adozioni sia nazionali che internazionali. (Articolo 4, comma 24, lettera a), legge 28 giugno 2012, n. 92).
  • Il congedo obbligatorio si configura come un diritto autonomo e pertanto è aggiuntivo a quello della madre e spetta comunque indipendentemente dal diritto della madre al proprio congedo di maternità.
  • Nel 2016 il congedo obbligatorio per i padri lavoratori dipendenti è stato aumentato per l’anno solare 2018 da due a quattro giorni. Per l’anno solare 2019 il congedo di paternità obbligatorio è stato incrementato a cinque giorni. (Articolo 1, comma 278, legge 30 dicembre 2018, n. 145 - legge di bilancio 2019).
  • La stessa legge sopracitata attesta ad 1 giorno il congedo facoltativo in alternativa alla madre.

I giorni a cui il padre ha diritto possono essere goduti anche in maniera non continuativa.

Quando spetta il congedo di paternità per il lavoratore dipendente?

Il padre lavoratore dipendente può fruire del congedo di paternità autonomamente o in alternativa alla madre, a prescindere dal fatto che la stessa sia lavoratrice o meno (art. 28 del Testo Unico sulla maternità e paternità), ma solo nel caso in cui si verifichino determinati eventi come l’abbandono del figlio, la morte o la grave infermità della mamma, e l’affidamento esclusivo del figlio. Tale congedo prevede l’astensione dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità (3 mesi dopo il parto o per la parte residua di esso).

Retribuzione

Nel caso dei giorni di congedo obbligatorio e facoltativo, il padre lavoratore dipendente ha diritto a un’indennità giornaliera a carico dell’INPS pari al 100% della retribuzione.

Nel caso di padre lavoratore in congedo di paternità ha diritto allo stesso trattamento economico della madre lavoratrice ovvero a ricevere un’indennità pari all’80% della retribuzione media giornaliera per tutto il periodo di congedo di paternità che viene anticipato dal datore di lavoro e conguagliato con i contributi dovuti mensilmente all’INPS.

La richiesta al datore di lavoro

La richiesta scritta deve pervenire almeno 15 giorni prima al datore di lavoro con la comunicazione delle date in cui si vuole usufruire del congedo. Se richiesto in concomitanza dell’evento nascita, il preavviso si calcola in base alla presunta data del parto.

Nei casi di pagamento diretto da parte dell’INPS, la domanda si può presentare in tre modi:

  • online attraverso il servizio dedicato;
  • tramite il contact center al numero 803 156 da rete fissa oppure 06 164 164 da rete mobile;
  • presso gli enti di patronato e intermediari dell’Istituto.

Fonti:

  • https://www.inps.it
  • https://quifinanza.it
  • https://www.informazionefiscale.it
  • http://www.ipsoa.it