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PERMESSI RETRIBUITI IN GRAVIDANZA

Parlare di maternità e lavoro, significa conoscere quali sono i diritti delle lavoratrici durante e dopo la gravidanza.

In questo articolo ci concentreremo su un diritto che la donna può esercitare durante la dolce attesa, ovvero la richiesta dei permessi lavorativi retribuiti (a carico del datore di lavoro) per andare a fare visite o esami.

I permessi retribuiti sono un diritto di cui la donna in gravidanza gode sul posto di lavoro, prima ancora dell’astensione obbligatoria. Il datore di lavoro concederà questi permessi al fine di effettuare esami prenatali, accertamenti clinici, visite mediche specialistiche, ecografie, nel caso in cui debbano essere eseguite necessariamente durante l’orario lavorativo.

La legge (Testo Unico sulla Maternità, D.lgs. 151/2001 e successive modifiche) riserva speciali tutele alla lavoratrice in gravidanza, e l’art. 14 è riservato ai permessi retribuiti. Lo citiamo per esteso:

Articolo 14. Controlli prenatali. (decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645, art. 7)

1. Le lavoratrici gestanti hanno diritto a permessi retribuiti per l'effettuazione di esami prenatali, accertamenti clinici ovvero visite mediche specialistiche, nel caso in cui questi debbono essere eseguiti durante l'orario di lavoro.

2. Per la fruizione dei permessi di cui al comma 1 le lavoratrici presentano al datore di lavoro apposita istanza e successivamente presentano la relativa documentazione giustificativa attestante la data e l'orario di effettuazione degli esami.

Questo diritto è previsto per tutte le lavoratrici, a prescindere dal settore di appartenenza, pubblico o privato. Tuttavia, i contratti collettivi di ciascun comparto possono prevedere ulteriori permessi per le lavoratrici in gravidanza, con trattamenti di miglior favore.

In ogni caso, i permessi retribuiti in gravidanza sono un diritto sancito dalla legge dello stato per tutti i lavoratori pubblici e privati. Non è necessaria una specifica clausola nel contratto di lavoro che li preveda.

Come fare per usufruire di questi permessi retribuiti?

La lavoratrice subordinata deve in primis informare il datore di lavoro del suo stato di gravidanza attraverso il certificato medico che lo attesta.

In seconda battuta, deve informarlo dei giorni o delle ore in cui sarà assente per le visite di cui abbiamo parlato.

Infine, al momento della visita stessa dovrà farsi rilasciare un apposito certificato al fine di giustificare la sua assenza lavorativa e che dovrà poi consegnare al datore di lavoro. Non ha rilevanza la struttura sanitaria in cui sono svolti i controlli, per la concessione dei permessi: può essere sia pubblica che privata.

Quanto durano i permessi per visite ed esami in gravidanza?

I permessi non coprono solo il tempo della visita o dell’esame ma anche il tempo che ci vuole per raggiungere il medico, l’ambulatorio o la struttura sanitaria, e quello per rientrare in azienda o nella sede di lavoro. In altre parole, una volta terminata la visita, la lavoratrice è tenuta a tornare in servizio, ma se l’orario della visita, compreso il tempo necessario per recarsi dal posto di lavoro alla struttura sanitaria e viceversa, coincide con l’intero orario di lavoro della dipendente in quella determinata giornata, il permesso si configura come assenza retribuita per l’intera giornata lavorativa.

Esiste un numero massimo di permessi?

Non esiste un numero massimo di permessi retribuiti da richiedere. È un diritto della donna che le siano sempre accordati, una volta che ha rispettato le procedure di richiesta, che abbiamo descritto sopra: domanda al datore di lavoro e successivamente presentazione documentazione attestante data e orario di visita ed esame. Il datore di lavoro (o nel caso di dipendenti pubblici anche il dirigente) non può intervenire in merito al tipo di visita richiesta; a lui compete solo il controllo della documentazione attestante la data e l’orario di effettuazione degli esami. Infine, è importante sottolineare che i permessi non possono essere negati per esigenze di servizio, né il datore di lavoro può chiedere di recuperare le assenze.

I permessi retribuiti sono considerati assenze per malattia?

I permessi non sono considerati assenze per malattia e non sono inclusi nel periodo di comporto, cioè il periodo massimo di conservazione del posto per i dipendenti in malattia. Di conseguenza, la lavoratrice assente per esami/controlli prenatali non può essere sottoposta a visita fiscale.

I permessi retribuiti in gravidanza sono equiparati ai permessi per motivi familiari?

I permessi in gravidanza sono ricompresi nella categoria più generale dei permessi retribuiti previsti da specifiche disposizioni legislative, come ad esempio i permessi per andare a donare il sangue o per assolvere alle funzioni di giudice popolare. Rispondendo ad un diritto individuale, non devono essere stornati dai permessi retribuiti spettanti per motivi personali, come rol, ex festività e permessi brevi da recuperare, né essere considerati come permessi per motivi familiari.

Fonti: Lavoroediritti.com; Gazzettaufficiale.it; Money.it