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Toxoplasmosi: il gatto è davvero un rischio per la gravidanza?

L’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, ente sanitario da sempre attivo nell’informazione sui rischi microbiologici dell’alimentazione, dedica un video ai pericoli della toxoplasmosi in gravidanza e al rischio o meno di contrarla se si ha un gatto in casa.

Quali accorgimenti prendere nel caso?

Il binomio gatto-toxoplasmosi è uno dei più noti. Il rischio di contrarre questa malattia sembrerebbe particolarmente alto per le donne incinte, tanto che durante la gravidanza spesso il gatto viene messo alla porta. Ma è davvero così?

In realtà, il problema va ridimensionato anche sulla base della vita che conducono i gatti domestici. Infatti, va fatta una distinzione tra il gatto di appartamento e il gatto randagio; il primo si alimenta solo con cibi in scatola e cotti e ha un basso rischio di contrarre la toxoplasmosi rispetto ai gatti randagi o che vivono all’aperto.

Nel caso del gatto domestico, poiché sappiamo che il gatto elimina il parassita con le feci, secondo gli esperti, sarà sufficiente la pulizia quotidiana e accurata della lettiera per evitare il rischio di contagio, operazione che ovviamente non dovrà fare la donna in gravidanza.

In ogni caso, il gatto non è il solo responsabile di portare la toxoplasmosi. Infatti, anche ortaggi e carne di suino, pollame, bovino possono essere contaminati. Come ridurre anche questo rischio?

Semplice: lavando bene frutta e verdura e cuocendo bene la carne. Meglio che la donna in gravidanza non entri in contatto con la carne cruda.

Dal punto di vista epidemiologico, negli ultimi anni la toxoplasmosi in gravidanza è diminuita, anche perché sono migliorate le condizioni igienico-sanitarie in generale della popolazione e nel trattamento e manipolazione degli alimenti.

A volte la donna potrebbe aver contratto la toxoplasmosi in gioventù, per cui quando effettua gli screening prenatali risulterà immune al parassita.

Guardate il video per saperne di più: