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Periodo prodromico: quando inizia il travaglio?

Nel caso della gravidanza, si intende per periodo prodromico l’insieme di segni e sintomi che precede l’inizio del travaglio vero e proprio. 

Si tratta di quell’arco di tempo in cui le prime contrazioni involontarie si succedono in modo ancora irregolare, con variabilità nell’intensità, nella frequenza e nella durata.  

Per il primo bambino ad esempio il periodo prodromico può durare alcuni giorni, con lunghe pause. Si tratta comunque di un periodo preparatorio al travaglio, una fase soggettiva che cambia da donna a donna. Non esistono regole fisse. In tutti i casi il periodo prodromico ci dice che il bimbo nascerà presto. 

Ma quali sono i segni e i sintomi più diffusi del travaglio imminente?

Intanto, la perdita del tappo mucoso, dolori mestruali e del fondo-schiena si manifestano spesso qualche giorno prima dell’inizio del travaglio. 

In particolare, l’espulsione del tappo mucoso è un evento frequente prima del parto e può capitare poche ore prima del travaglio o anche precederlo di qualche giorno. Dalla vagina fuoriesce una sostanza gelatinosa, biancastra, a volte striata di sangue: è il muco che si trovava nel collo dell’utero e lo chiudeva proteggendolo dall’ambiente esterno. Il fatto che venga eliminato significa che il collo dell’utero si sta modificando, cioè che inizia a dilatarsi. 

Per questo motivo può rompersi qualche capillare, e da qui derivano le tracce ematiche, che non devono spaventare. Non serve quindi allarmarsi, ma basta aspettare l’avvio spontaneo del travaglio. 

Durante il periodo prodromico la donna avverte contrazioni “fastidiose” che possono avere un andamento discontinuo: iniziano e smettono più volte nel corso della giornata.

Altre volte invece, e questo trae in inganno molte mamme, sono piuttosto dolorose e hanno una cadenza ritmica. A questo punto ci si chiede: è iniziato il travaglio? Quando andare in ospedale? Il criterio per capire se è giunto il tempo di recarsi in ospedale è la durata delle contrazioni. 

Di solito quelle preparatorie possono essere anche molto ravvicinate, ma sono brevi, non vanno oltre i 20-30 secondi. Il loro compito è quello di appianare il collo dell’utero, prepararlo cioè alla fase successiva: la sua dilatazione.  

Un “trucco” che spesso insegnano le ostetriche per rilassarsi in questi frangenti è quello di immergersi in una vasca colma di acqua tiepida: il dolore si avverte meno e se la fase è solo quella prodromica, dopo un po’ le contrazioni passano. 

Il segnale invece che il travaglio è avviato, è quando le contrazioni, oltre ad essere ritmiche (ogni 5-10 minuti), diventano più lunghe. Per essere efficaci devono durare 60-70 secondi ed essere più intense e dolorose di quelle prodromiche. Sono questi i due parametri più importanti da verificare. Il rischio altrimenti è che la mamma si precipiti in ospedale convinta che in breve nascerà il suo bambino e venga invece rispedita a casa. 

Un altro segno premonitore dell’imminenza del travaglio, insieme all’espulsione del tappo mucoso, è la rottura del “sacco” che contiene il bambino e la conseguente fuoriuscita del liquido amniotico. Comunemente si dice “quando si rompono le acque”. Quando succede è sempre bene informare l’ostetrica o il ginecologo. 

Di solito il travaglio inizia spontaneamente entro 12 ore dalla rottura del sacco. Alcune donne possono confondere la perdita involontaria di urina con la rottura delle acque. Per capire di cosa si tratta è sufficiente controllare l’assorbente: se si bagna gradualmente tanto da richiedere un cambio, significa che le membrane si sono rotte. Il liquido amniotico inoltre si distingue dall’urina perché è trasparente e inodore e contiene dei “fiocchi” biancastri, frammenti della vernice caseosa che ricopre il bambino. 

Attenzione però: se il liquido non è trasparente (ma tendente al verde o giallastro), occorre andare subito in ospedale perché è necessario controllare il battito del cuore e verificare se c’è sofferenza fetale. Al primo figlio il travaglio dura in media dalle 6 alle 12 ore, quindi non ci sono problemi. 

Con il secondo e il terzo figlio i tempi possono dimezzarsi, e quindi è opportuno valutare la situazione. In generale, con il primo parto, conviene recarsi in ospedale quando le contrazioni iniziano ad essere più dolorose, regolari e ritmiche; quando cioè da almeno un’ora, le contrazioni durano all’incirca un minuto e la loro frequenza è di una ogni 5 minuti. 

Finché non sono troppo forti è consigliabile stare a casa, perché l’ambiente è più confortevole e familiare: ma è sempre una questione personale; l’importante è scegliere la situazione che offre alla futura mamma più tranquillità. 

Non esiste un travaglio o un parto ideale. Cambia da persona a persona ed è un percorso misterioso intenso ed energico, estremamente soggettivo.  

Il travaglio è quel processo, che grazie alle contrazioni che si intensificano e si avvicinano l’una all’altra man mano che la nascita diventa imminente, dilata la cervice aprendo così la strada al bambino. La prima parte del travaglio generalmente è più lunga, mentre gli ultimi cm di dilatazione sono spesso più intensi e più veloci, dato che la pressione della testa del bambino aiuta ad assottigliare ed a dilatare completamente la cervice. 

Durante tutto il travaglio il bambino viene abbracciato e massaggiato da ogni contrazione. La nascita per lui è un intenso viaggio al quale però sembra essere equipaggiato producendo ormoni che lo aiutano e lo preparano.  

Prima di andare in ospedale, si può fare una doccia tiepida ed ascoltare musica rilassante, inoltre predisporre le ultime cose da mettere nella valigia, ricordandosi in particolare tutti gli esami clinici effettuati dall’inizio della gravidanza. Infine, è bene mettersi un assorbente e portarsi un asciugamano da appoggiare sul sedile dell’auto nel caso si dovessero rompere le acque durante il tragitto. 

Ogni dubbio va sempre chiarito al consultorio, con l’ostetrica o il medico, in reparto o in sala parto. Il parto, la nascita, sono eventi molto importanti, forti e globali che rimarranno nella memoria non solo della mamma ma di tutti coloro che vi partecipano.