La montagna è un ambiente ideale per promuovere esperienze di inclusione emotiva. La libertà degli spazi e il benessere fisico, che viene promosso dalla frequentazione della montagna, dopotutto, sono elementi importanti che possono rafforzare il legame bambino-genitori.1
D’altro canto, le motivazioni che portano un genitore ad accompagnare il proprio figlio in un ambiente montano sono varie:
- il piacere dell’outdoor
- l’osservazione della natura
- la ricerca dell’avventura
- una vita salutista volta al benessere fisico e psichico2
Insomma, andare in montagna può essere visto come “una fatica che vale la pena”, se ci si organizza nel modo giusto, se diventa un gioco per il bambino e un motivo di gratificazione e di autostima.1
Addirittura, numerosi studi scientifici hanno dimostrato come la vacanza in montagna sia benefica per la salute dei bambini e prevenga numerose malattie.3
Nello specifico, salire ad alta quota può favorire:
- l’ossigenazione
- la conseguente maggiore produzione di emoglobina (sostanza attraverso la quale i globuli rossi del sangue rilasciano l’ossigeno nei polmoni)3
Inoltre, l’aria di montagna risulta essere vantaggiosa per le patologie delle vie respiratorie.3
La montagna rappresenta, dunque, un’ottima scelta per le prime vacanze con un bebè.4
Tra l’altro, le temperature della montagna, che in estate sono generalmente più miti che in città, sono adatte alle vacanze con i bambini.5
Tuttavia, meglio evitare altitudini oltre i 2000 metri.4
Attenzione all’alta quota
Il soggiorno in alta quota può essere associato a problematiche clinicamente rilevanti per un bambino con particolari patologie croniche. Dunque, in caso di malattie cardiache o polmonari croniche i genitori dovrebbero consultare preventivamente il pediatra.5
Capita spesso, infatti, che i genitori domandino al proprio pediatra quale sia l’altitudine massima che i loro figli possono sopportare.6
Il dibattito scientifico in merito è molto acceso. Tuttavia, nel primo anno di vita pare prudente sconsigliare il soggiorno breve ad una quota superiore ai 1600 metri di altitudine.5
Dopotutto, il bambino, anche di pochi mesi, non presenta problemi fino a 1500-2000 m di altezza.6
Per altezze superiori, invece, sono necessari alcuni giorni di acclimatazione.6
A tal proposito, è sconsigliato salire o scendere velocemente con lattanti o bambini della prima infanzia da quote superiori ai 1600 metri, in particolare se i lattanti sono nati prematuri o sono a rischio per:
- anemia
- patologie respiratorie
- patologie cardiache1
Dopo i 2 anni, invece, l’alta quota comporta solo benefici. La riduzione dell’ossigeno favorisce la produzione di globuli rossi ed è particolarmente indicata per chi ha:
- malattie legate ai bronchi
- problemi di sinusite7
SOGGIORNO IN QUOTA E LATTANTI A RISCHIO: LE CONTROINDICAZIONI
Un bambino sano e in buona salute può affrontare un viaggio in montagna fin dai primi giorni di vita.3
Tuttavia:
- per i neonati (primi 30 giorni) è sconsigliato dormire oltre i 1500 metri di altitudine
- per i bambini tra i 2 e i 3 anni, invece, è bene che non pernottino oltre i 2500 metri2
I bambini hanno la stessa tolleranza dell’adulto per l’alta quota, se sono sani e hanno più di 3 mesi.4
Prima di questo periodo, invece, è meglio restare a bassa quota.4
La ragione è che il bambino non è in grado di compensare come fanno gli adulti e quindi potrebbe:
- avvertire dolore acuto all’orecchio
- riportare lesioni della membrana7
Infatti, una sensibile variazione di pressione potrebbe causare non pochi fastidi al neonato e uno sbalzo di pressione brusco potrebbe scatenare barotraumatica, un dolore forte causato da un’improvvisa e significativa pressione negativa nelle aree pneumatizzate dell’osso temporale, che determina la dislocazione e lo stiramento della membrana timpanica.3
Il cambio di pressione barometrica può causare, dunque:
- otalgia
- insorgenza di otiti1
I rapidi cambiamenti di quota, perciò, possono causare dolore auricolare, specie se il bambino lamenta infezioni pregresse alle vie aeree superiori (raffreddore).2
Tuttavia, mancano dati sufficienti per dire se i meccanismi di compenso e riequilibrio siano effettivamente differenti tra l’adulto e il bambino.6
Non c’è motivo di ritenere, comunque, che al di là del periodo neonatale e del primo anno di vita, queste possibilità di compensazione siano peggiori nel bambino rispetto che nell’adulto.6
A prescindere, il soggiorno in quota, per un lattante a rischio, è controindicato in particolar modo se il neonato:
- è prematuro alla nascita
- soffre di anemia
- ha altre patologie importanti5
Il mal di montagna
La malattia da altitudine è un termine generico che comprende l’insieme dei quadri clinici che l’esposizione all’altitudine (generalmente sopra i 2500 metri) può determinare, cioè:
- il “male di montagna” acuto (MMA)
- l’edema polmonare da alta quota
- l’edema cerebrale da alta quota
- la malattia cronica di montagna (MMC), che costituisce un problema di salute pubblica per le popolazioni che vivono oltre i 2500 metri6
Nel mal di montagna lieve è necessario fermarsi e magari discendere ad altezze inferiori, finchè i sintomi non cessano. Nella forma di media entità, oltre alla discesa, è necessario dare, invece, ossigeno.6
I SINTOMI ASPECIFICI DEL MAL DI MONTAGNA NEI BAMBINI
Il mal di montagna può presentarsi sempre in età pediatrica se si sale rapidamente in quota, soprattutto se si superano i 2500 metri e specialmente:
- se il bambino presenta stanchezza
- se la temperatura è molto fredda
- se il bambino soffre di malattie respiratorie o di cardiopatia1
Al di sopra dei 2500 metri, infatti, il rischio di incorrere nel mal di montagna è concreto, soprattutto se si trascorre la notte in alta quota.2
Dunque, determinate altitudini e repentine variazioni di quota possono comportare dei rischi per la salute.2
Bambini di età compresa tra i 2 e 5 anni possono salire fino ai 2500-3000 metri, ma occorre cautela, poiché a queste età non è sempre facile, per i bambini, descrivere e comunicare eventuali sintomi (a differenza di quanto accade nella fascia di età compresa tra 5 e i 10 anni, età in cui, comunque, questa altitudine è ben tollerata, anche se occorre sempre vigilare su una possibile insorgenza del male acuto di montagna).2
Più precisamente, un viaggio in ambiente diverso da quello abituale, in un bambino sotto i 3 anni di età, può determinare cambiamenti fisiologici che difficilmente sono distinguibili da patologie connesse con le variazioni di quota.2
Dopotutto, l’organismo dei bambini è ancora in fase di sviluppo e né la regolazione termica né la capacità di adattamento all’ipossia sono ancora mature.2
In linea di massima, è importante sapere che, in questo tipo di situazioni, il bambino può manifestare sintomi aspecifici (che richiedono subito il ritorno a quote inferiori) come:
- stanchezza importante
- irritabilità
- cefalea
- nausea
- inappetenza
- vomito
- disturbi del sonno1
Tuttavia, può essere più difficile rilevare i sintomi nei bambini al di sotto dei 3 anni e soprattutto nei lattanti (bambini in fase preverbale).6
Al di sotto dei 3 anni, comunque, si possono osservare sintomi che, in genere, compaiono 4-12 ore dall’inizio del soggiorno in quota, come alterazioni:
- del sonno
- dell’appetito
- dell’attività
- dello stato d’animo5
Infatti, la tempistica dell’insorgenza dei sintomi del mal di montagna può aiutare (in quanto la comparsa dei primi sintomi si verifica dalle 4 alle 12 ore in quota) ed è notevolmente influenzata da eventuali pernottamenti, se non sono rispettati i tempi di acclimatamento.2
Raccomandazioni per la giusta acclimatazione
Partendo dal presupposto che il processo di acclimatazione implica cambiamenti identici tra bambini e adulti, nell’evoluzione della patologia del mal di montagna i bambini rispondono in modo analogo agli adulti.2
Ma come si può prevenire il mal di montagna?5
Per prevenire il mal di montagna è necessario che la salita sia lenta e graduale, per dare tempo all’acclimatazione. In generale, viene raccomandato:
- un periodo di un giorno ogni 1000 metri
- sopra i 2500 metri il periodo di acclimatazione deve essere di un giorno ogni 300 metri di altezza6
In ogni caso, per aiutare l’acclimatazione, non è necessario somministrare alcun farmaco.6
Non è consigliata, infatti, alcuna profilassi farmacologica, ma se compaiono sintomi lievi, il trattamento è basato, invece, su comuni analgesici.5
Al contrario, se la sintomatologia peggiora, è necessario scendere progressivamente verso quote inferiori per consultare un medico.5
QUOTE RAGGIUNGIBILI DA NEONATI E BAMBINI IN BASE ALL’ETÀ
Nella prima infanzia, fino ai 2 anni, non è controindicato raggiungere i 2000 metri, mentre sono da evitare salite ad altitudini superiori.2
- Tra i 3 e i 24 mesi si può arrivare fino a 2000 metri
- Tra i 2 e i 5 anni si può salire fino a 2500 metri
- Dopo i 4 anni si può andare anche più in alto4
Dai dati in letteratura risulta appurato che una quota fino ai 1500 metri sia ben tollerata nei bambini sotto i 12 mesi, altitudine alla quale possono soggiornare anche per diversi giorni.2
Quindi con i bambini piccoli si può andare in montagna? La domanda tormenta molti neo-genitori appassionati di alta quota e il pediatra del Meyer Giovanni Poggi ha provato a dare una risposta. Secondo lo specialista, per i piccoli sotto l’anno di età sarebbe bene, comunque, non superare i 1200 metri.7
FASCE DI ALTITUDINE
Salendo di quota si riduce progressivamente la pressione barometrica e questo fa sì che anche la pressione dell’ossigeno (che è sempre circa il 21% di quella barometrica) si riduca, avendo, dunque, meno ossigeno a disposizione.2
Tutto questo comporta una progressiva riduzione della capacità di esercizio e la necessità di una corretta acclimatazione per non incorrere nel mal di montagna.2
Le classificazioni della quota, in ambito di Medicina di montagna, tengono conto degli adattamenti dell’organismo che diventano sempre più impegnativi man mano che aumenta l’altitudine.2
- ALTITUDINE INTERMEDIA, da 1500 a 2000 metri6
Questa zona viene indicata comunemente con il nome di “
- ALTITUDINE DI ATTENZIONE, da 2000 a 2500 metri6
Con un certo intervallo di tempo dopo il suo raggiungimento, si possono manifestare segni che, senza costituire un pericolo, possono però disturbare la vacanza.
Questi possono essere:
- segni di imperfetto adattamento neuro-psichico (allungamento nei tempi di risposta, disarmonie motorie)
- segni di imperfetto adattamento comportamentale (disturbi dell’umore, disturbi del sonno, disturbi dell’appetito)6
- ALTITUDINE ELEVATA, da 2500 a 3500 metri6
Le malattie da altitudine sono frequenti e crescono con l’aumentare dell’altezza.6
- ALTITUDINE MOLTO ELEVATA, da 3500 a 5800 metri6
Queste altitudini sono ben tollerate solamente da soggetti allenati e da alpinisti.6
La saturazione arteriosa di ossigeno, infatti, è inferiore al 90%.6
- ALTITUDINE ESTREMA, oltre i 5800 metri6
A queste altitudini non può essere mantenuta una sopravvivenza duratura a causa di una marcata ipossiemia (anche a riposo)6
RIDUZIONE DELLA SATURAZIONE DELL’OSSIGENO E SBALZI DI PRESSIONE
L’effetto principale dell’esposizione a un’elevata altitudine è la riduzione della saturazione dell’ossigeno.6
Più si sale, più si riducono la pressione arteriosa e la quantità di ossigeno dell’aria e questo può provocare qualche disagio ai meccanismi di circolazione e respirazione che, nei più piccoli, non sono ancora del tutto sviluppati.7
Il discorso vale anche per chi viaggia in aereo con il figlioletto di pochi mesi. L’ideale sarebbe aspettare che il bambino abbia compiuto un anno.7
Inoltre, molti li sconsigliano, ritenendoli stressanti per un neonato, ma non esiste, comunque, una controindicazione assoluta all’impiego dell’aereo.4
È vero, dunque, che il problema dell’ipossia da altitudine può riguardare anche i viaggi in aereo, ma dato che la pressione in cabina è, di norma, corrispondente ai 2000 metri di quota, la grande maggioranza dei bambini sani ne rimangono esenti.6
PROCEDERE IN MODO GRADUALE
Gli effetti clinici dipendono anche dalla rapidità della salita e, quindi, dalla possibilità dell’organismo di adeguarsi allo sbalzo di pressione. È chiaro, dunque, che questi si possano verificare più facilmente nei soggetti con patologie cardio-vasculo-polmonari (rispetto che nei soggetti sani).6
Per questo motivo, sono assolutamente da evitare gli sbalzi repentini di pressione: se non si procede in modo graduale, tra altitudini diverse (più o meno 300 metri), il bambino piccolo potrebbe andare incontro a disagi più o meno gravi, determinati dal variare brusco della pressione sul timpano.7
Ecco perché, affinchè l’organismo del neonato si possa adattare al cambio di altitudine e di atmosfera, l’ideale sarebbe programmare una vacanza che duri almeno una settimana.4
Trucchi e suggerimenti per limitare i disagi dell’alta quota
Poiché i bambini più piccoli non hanno la capacità di “compensare” la diversa pressione che si percepisce sul timpano, quando si sale in montagna è consigliabile fare ogni tanto una breve sosta per attaccarlo al seno o per offrirgli il biberon.8
In occasione di rapide variazioni di altitudine, infatti, si possono avere problemi di compensazione della pressione tra orecchio medio e l’esterno, con conseguente trauma del timpano (barotrauma).9
Questo può avvenire sia negli adulti che nei bambini (principalmente in chi ha difficoltà a respirare con il naso, magari per un lieve raffreddore).9
Ma se gli adulti avvertono il problema con la sensazione di “orecchio tappato”, che poi può trasformarsi in dolore, il lattante segnala il disagio unicamente piangendo.9
Tuttavia, esistono comunque dei trucchi per limitare i disagi dell’alta quota.7
Ecco alcuni consigli e suggerimenti per affrontare la montagna in sicurezza.5
- Far succhiare il bambino o farlo masticare può favorire un compenso fra la pressione ambientale e quella interna dell’orecchio.1
Effettivamente, la deglutizione toglierà il possibile disturbo dovuto al cambiamento di pressione.8
Questo può essere utile anche durante il decollo e l’atterraggio dell’aereo, così da evitare che i cambiamenti di pressione creino dolore e fastidio alle orecchie.4
Attaccare il piccolo al seno o dargli un ciuccio può, dunque, essere utile (in quanto la suzione aiuta a compensare).7
- Bisogna evitare gli sbalzi repentini di pressione. Meglio un passaggio progessivo, prendendosi tutto il tempo necessario per arrivare alla meta in modo dolce o, al contrario, tornare a valle lentamente (prendendo in considerazione la risalita in un secondo momento).3
- Il mal di montagna si può prevenire raggiungendo gradualmente quote particolarmente elevate, magari fermandosi di tanto in tanto se si procede in auto ed evitando di usare mezzi come seggiovie, cabinovie e funivie.5
L’uso di cabinovie e funivie veloci è sconsigliabile, soprattutto, con i bambini fino ai 3 anni.4
Insomma, va sempre evitato di esporre i bambini a rapidi cambiamenti di quota, proprio come quelli che si ottengono in funivia.1
Fonti:
- SIP – Montagna, le norme da osservare per un avvicinamento in sicurezza - https://sip.it/2021/08/09/bambini-e-montagna-ecco-le-norme-da-osservare-per-un-avvicinamento-in-sicurezza/
- Club Alpino Italiano (CAI)-Commissione Medica – Bambini e Montagna - https://organizzazione.cai.it/commissione-centrale-medica/2021/02/bambini-e-montagna/
- Baby Wellness Foundation – Mare, montagna o campagna? - https://babywellnessfoundation.org/scoperta-mondo/capitolo-3-maremontagna-o-campagna/
- it – Consigli utili per vacanze con neonati e bambini - https://www.bimbisaniebelli.it/famiglia/vacanze-con-bambini/consigli-utili-per-vacanze-con-neonati-e-bambini-46169
- SIP – Bambini e montagna: quello che c’è da sapere - https://sip.it/2020/08/17/bambini-e-montagna-quello-che-ce-da-sapere/
- Medico e Bambino – Malattie da altitudine - https://www.medicoebambino.com/index.php?id=0804_239.pdf
- IRCCS Meyer – Bambini ad alta quota - https://www.meyer.it/index.php/newsletter/dicembre-2017/3124-bambini-ad-alta-quota
- IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – Estate e bambini: i consigli degli esperti - https://www.ospedalebambinogesu.it/estate-e-bambini-152664/
- Uppa – Neonati e bambini in montagna: da che età, altitudine e precauzioni - https://www.uppa.it/neonati-bambini-montagna/
Data di pubblicazione: 19 ott 2026